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La definizione operativa di numero primo è la seguente: un numero intero positvo, diverso da 1, si dice primo se è divisibile solo per 1 e per se stesso. Alcune domande che sorgono spontane sono: | Quanti sono i numeri primi? | |
| Dove sono i numeri primi? | ||
| Come possiamo riconoscere i numeri primi? | ||
| Qual'è il più grande primo conosciuto? | ||
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Chiaramente questa è solo un minima parte delle domande che ci possiamo porre
riguardo ai numeri primi.
Se volete sapere la risposta ad una di queste domande o scoprire che magari la risposta e' ancora sconosciuta ma comunque vedere a quali
altre domande sui numeri primi ci conduce cliccate sulla domanda stessa, buon divertimento.
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La più antica dimostrazione pervenutaci è quella di Euclide, il quale dimostra il seguente risultato: Data una quantita' arbitraria di numeri primi esiste un numero primo diverso da essi. La dimostrazione di Euclide è semplice ed elegante: sia N il prodotto di tutti i numeri primi dati, allora il numero N+1 non è divisibile per nessuno dei numeri primi dati. Quindi i primi che dividono N+1 (o N+1 stesso in caso sia primo) sono primi diversi da quelli dati. |
Un' altra elegante dimostrazione dell'esistenza di infiniti numeri primi fu data dal matematico tedesco E. Kummer nel 1878, il suo enunciato è il seguente: Esistono infiniti numeri primi. Supponiamo che esista solo un numero finito di numeri primi. Allora detto N il prodotto di tutti i numeri primi, si ha esiste un numero primo p che divide sia N che N-1 (visto che N-1 è prodotto di numeri primi). Ma allora p divide anche N-(N-1)=1, ma ciò è assurdo. |
Probabilmente la dimostrazione più elegante di tutte (perchè i matematici la ritengono la più elegante secondo voi?) è quella pubblicata dal matematico H. Brocard nel 1915 ed attribuita ad C. Hermite: Comunque scelto un numero intero N esiste un primo p maggiore di N. Sia M il prodotto di N con tutti i numeri più piccoli di esso, cioè M=N·(N-1)· · 2· 1. Per come abbiamo costruito M nessun numero primo minore di N può dividere M+1. Dunque deve esistere un numero primo strettamente maggiore di N |
Una volta assodata l'infintà dei numeri primi ci si puòchiedere se i numeri primi di una
certa forma
sono anche infiniti, per esempio: esistono infiniti primi della forma 4k+1? oppure della forma 5k+2?
La risposta la trovate qui a fianco. Un altra domanda che ha una lunga storia è la seguente: esistono infinte coppie di primi della forma (p, p+2)? numeri primi della forma (p, p+2) sono detti primi gemelli. A questa domanda a tutt'oggi non siamo in grado di rispondere anche se la stragrande maggioranza dei teorici dei numeri ritiene che i primi gemelli siano infiniti. |
| π(10)= 4, | π(100)= 25, | π(1000)= 168, | π(10000)= 1229, | π(100000)= 9592 | π(1000000)= 78498, | π(10000000)= 664579, |
| Quindi per capire come e quanto si diradano i numeri primi bisogna trovare un buona stima per la funzione π(x)/x.
Il primo a congetturare un possibile andamento per π(x)/x fu Adrien Marie Legendre (1752-1833), il quale propose:
nel senso che il rapporto tra le funzioni π(x)/x e log x tende a 1 al cresecere di x .
Questa stima fu dimostrata nel 1896 (indipendentemente) da Jacques Hadamard (1865-1963) e de la Vallé e Poussin (1866-1962)
ed è il famoso Teorema dei numeri primi. Un formulazione alternativa della stima per π(x)/x
è la seguente: la probabilità che il numero n sia primo è1/log n
.
La dimostrazione del Teorema dei numeri primi e gli sviluppi seguenti della teoria sono basati
sul fondamentale e rivoluzionario lavoro di Bernard Riemann (1826-1866)
Ueber die Anzahl der Primzahlen unter einer gegebenen Grösse. (Sul numero dei numeri primi minori di una data quantità)
(nella pagina web a cui rimanda il collegamento qui accanto trovate
anche un traduzione in inglese), dove la teoria dei numeri
viene collegata all'analisi complessa. In particolare Riemann lega la distrubuzione dei numeri primi
alle proprietà degli zeri di una funzione di variabile complessa: la funzione zeta di Riemann.
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La connessione risulta fra numeri primi e funzione zeta di Riemann risulta, almeno intuitivamente, più evidente se consideriamo lo sviluppo in prodotto di Eulero della funzione zeta stessa: | ||||
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Un passo fondamentale nella dimostrazione del Teorema dei numeri primi
è la verifica che la funzione zeta di Riemann
non si annulli mai
per numeri complessi con parte reale uguale ad 1.
Viene naturale pensare che ottenendo ulteriori informazioni sul posizionamento degli zeri della funzione zeta di Riemann
si possano dedurre informazioni più dettagliate
sulla distibuzione dei primi. Ma dove sono gli zeri della funzione zeta di Riemann?
Per visualizzare meglio la situazione potete il
guardare il video realizzato da Gian Marco Todesco. Nella didascalia viene riportata la descrizione del video fatta da Gian Marco Todesco stesso per YouTube. |
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Si può verificare abbastanza facilmente che ζ(s) si annulla per tutti gli interi negativi pari, questi sono chiamti gli zeri banali della funzione ζ, ma tutti gli altri zeri dove sono? La celebrata ipotesi di Riemann asserisce:
| Ipotesi di Riemann |
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| Gli zeri non banali della funzione ζ(s) hanno tutti parte reale uguale ad 1/2. |
A tutt'oggi non sappiamo se l'ipotesi di Riemann sia vera oppure o no, la maggioranza dei matematici ritiene che lo sia. Il Clay mathematical Institute offre un premio di un milione di dollari per la sua dimostrazione. All' inizio del 1900 Von Koch ha dimostrato che l'ipotesi di Riemann implica una stima molto più precisa per l'andamento asintotico di π(x)/x. Ma questa non è l'unica conseguenza dell'ipotesi di Riemann infatti nel corso degli anni moltissimi matematici hanno preso come base di partenza per le loro investigazioni la veridicità dell'ipotesi di Riemann, la scoperta della sua falsità provocherebbe un terremoto nel mondo matematico. Per fortuna anche tutti i riscontri pratici sono buoni, infatti è stato verificato che i primi 10 trillioni di zeri della funzione ζ hanno tutti parte reale uguale ad 1/2.
Il problema di come riconoscere un numero primo, o più in generale di avere un lista di tutti i numeri primi piu' piccoli di
un dato valore, è un problema antico. A livello teorico il problema non sussiste, ma, praticamente, se abbiamo un numero con molte
cifre (per esempio 100 cifre)
come facciamo a verificare la sua primalità? Il metodo piu' antico, ed anche il più ovvio, e quello della "trial division" e
cioèdi provare a dividere il numero di cui si vuole testare la primalità.
Ma quali e quanti numeri dobbiamo provare: chiaramente
ci basta provare a dividere per numeri primi ed inoltre ci basta provare con numeri primi piùpiccoli della radice quadrata del
numero di cui vogliamo verificare la primalità.
Facciamo un esempio pratico: supponiamo di voler verificare se 105481 èun numero primo. Poiché la radice
quadrata di 105481 è compresa tra 324 e 325, dobbiamo provare a dividere
105481 per tutti i primi minori di 324. Ma quali sono i primi minori di 324? Il metodo più antico
per determinare tutti i primi piùpiccoli di una data quantità è il crivello di Eratostene.
Il funzionamento del crivello di Eratostene èmolto semplice: per iniziare scriviamo
tutti i numeri da 2 a 324 in una tabella, dopo di che si cancellano i multipli di 2, poi quelli di 3
(perché è il primo numero non cancellato che incontriamo) e cosi via (nella tabella accanto abbiamo colorato invece di
cancellare). Ogni volta che si
finiscono di cancellare i multipli di un numero si passa la primo numero non cancellato
che si incontra, e se ne eliminano i multipli (notate che questo numero risulta essere un numero primo per costruzione). Quando ci fermiamo?
Ci fermiamo quando abbiamo cancellato i multipli di 17 visto che la radice quadrata di 324 è 18. I numeri che
non sono stati cancellati (o nel caso della tabella a fianco che non sono stati colorati) sono primi (nella tabella a fianco i primi fino
a 17 sono stati colorati per semplificare la lettura), ci rimane quindi da provare a dividere 105481 per tutti questi
numeri primi..... buon divertimento. |
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Questo metodo, molto semplice da applicare, diventa però impraticabile quando il numero di cui vogliamo testare la primalità ha un numero significativo di cifre, diciamo a partire da 20 cifre. Infatti ci sono 450 milioni di primi minori di 1010 (e quindi primi di cui dovremmo cancellare i multipli per effetuare il crivello di Eratostene) e se anche cancellassimo tutti i multipi di un primo in un secondo ci vorrebero comunque, nella peggiore delle ipotesi, poco più di 14 anni per completare il procedimento, un pòtroppo per calcolare la primalitàdi un solo numero.
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A partire dalla metà degli anni settanta sono stati elaborati svariati nuovi algoritmi
per verificare la primalità di un numero. Alcuni di essi sono probalistici, nel senso che se il numero in questione passa il
test allora vi è una data probabilitàche sia primo; altri deterministici
(cioè se il numero passa il test allora è sicuramente primo).
Senza entrare in dettagli tecnici èimportante ricordare che c'è una grossa differenza tra un algoritmo e il programma
che realizza praticamente i passi dell'algoritmo, la cosidetta implementazione dell'algoritmo stesso.
Per esempio a livello teorico (cioè a livello di algoritmi) il miglior test di primalità
è quello recentemente elaborato nel 2002 da Manindra Agrawal, Neeraj Kayal,
and Nitin Saxena (gli ultimi erano studenti dell'equivalente del nostro corso di laurea triennale nel 2002), che
è l'unico algoritmo deterministico che termini in tempo polinomiale (ed infatti gli autori hanno ricevuto svariati
premi per tale scoperta). Da un punto di vista pratico (cioè di algoritmi implementati)
il test di primalitàche produce i migliori risultati (cioè riesce a determinare la primalità di numeri
con il maggior numero di cifre) è un algoritmo probabilstico e precisamente l'algoritmo
ECPP "Elliptic curve primality proving", che usa degli strumenti di geometria aritmetica in particolare alcune proprietà
dei punti razionali dei tori (complessi) 1-dimensionali (eccone uno qui a fianco).
Comunque anche con questi strumenti è
impossibile, per il momento, determinare la primalità di numeri con più di 2500 cifre.
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Si nota immediatemente la quasi totale prevalenza di numeri della forma 2m-1.
I numeri di questa forma sono chiamati numeri di Mersenne,
in onore del matematico, filosofo, musicologo e teologo Marin Mersenne (1588-1648) il quale
nella prefazione del suo libro Cogitata
Physica-Mathematica (1644) affermò che: i numeri 2n-1 risultano primi
per
n = 2, 3, 5, 7, 13, 17, 19, 31, 67, 127 257
e risultano essere composti per tutti gli altri valori di n.
Questa affermazione di Mersenne è risultata falsa ma è bastata per far si che questi numeri ancor oggi si chiamino numeri di Mersenne.
La lista di tutti i primi di Mersenne conosciuti la potete trovare qui.
La ragione per cui tutti i piùgrandi primi sono primi di Marsenne è che per i numeri di questa forma ci sono
test che possono essere compiuti "rapidamente" per verificare se siano primi o no. Per esempio si verifica
immediatamente tramite l'identità
che 2m-1 può essere primo solo se m è primo. Non èvera l'implicazione inversa
ci sono tantissimi numeri primi p per cui 2p-1 non èprimo, il più piccolo di tali primi è
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Lucas-Lehmer Test: sia p un primo dispari, allora 2p-1 è primo se e soltanto se 2p-1 divide S(p-1) dove S(n+1) = S(n)2-2, e S(1) = 4.Un test siffatto è molto facile da implementare su un calcolatore, ed infatti la maggior parte dei numeri primi di Mersenne che si conoscono sono stati scoperti grazie a svariate implementazioni del test nel periodo 1970-1990. George Woltman nel 1995 ebbe l'idea di creare un gruppo di lavoro virtuale e fondò il GIMPS (Great Internet Mersenne Primes Search), che è responsabile per la scoperta di 13 primi di Mersenne, ed in particolare dei 9 primi piùgrandi che si conoscano. GIMPS riunisce volontari da tutto il mondo e tutti possono partecipare e magari scoprire il prossimo primo di Mersenne. Il programma usa solo tempo macchina che altrimenti andrebbe perso (dovete solo registrarvi ed installare del software gratuito sul vostro computer). Per darvi un idea della lunghezza della verifica del test di Lucas-Lehmer pensate che per determinare che 242643801-1 è un numero primo sono durati 29 giorni su processore Intel Core2 a 3.0 GHz. Non è molto se pensate che fattorizzare numeri con più di sole diecimila cifre è al di là delle nostre attuali possibilità di calcolo.
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